Dr. Federico De Iure Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Responsabile UOSD Chirurgia Vertebrale - Ospedale Maggiore Bologna

Le complicazioni

Tutti gli interventi chirurgici possono avere delle complicazioni, anche l’asportazione delle tonsille o dell’appendice. E’ sicuramente confortante sentirsi dire da un chirurgo: “è un interventino, una passeggiata, non se ne accorgerà neanche, tornerà come nuova in due giorni!”, tuttavia non è corretto. Pur senza volere terrorizzare il paziente è doveroso per il chirurgo spiegare le possibili complicazioni, la loro frequenza e soprattutto discutere di quelli che sono il rapporto rischi/benefici e le aspettative di un intervento chirurgico. La frequenza, il tipo e l’entità delle complicazioni variano moltissimo da intervento ad intervento, dipendono anche dall’età e dalle condizioni generali del paziente nonché dal tipo di accesso chirurgico scelto e non possono essere schematizzate. Vanno discusse con il chirurgo prima dell’intervento insieme alle aspettative del paziente e al cosiddetto rapporto rischi/benefici.

Legate all’anestesia
L’anestesia è oramai una pratica sicura e le complicazioni ad essa legata sono veramente molto rare per non dire trascurabili. Sono dovute, ad esempio, ad allergie a farmaci usati per l’anestesia o a malattie trasmesse durante le trasfusioni. Anche in quest’ultimo caso, i controlli sono oramai così accurati da scongiurare questo pericolo, inoltre esistono pratiche di re-infusione del sangue del paziente che riducono la necessitò di ricorrere alle trasfusioni. Infine esistono farmaci che consentono di controllare intra-operatoriamente eventuali allergie del paziente.

Comuni a tutti gli interventi
Il più comune è l’infezione (2-3% di tutti gli interventi) postoperatoria o tardiva. Può richiedere uno o più re- interventi di pulizia e l’impiego di terapia antibiotica prolungata. In qualche caso è necessario rimuovere gli impianti per fare guarire l’infezione.

Specifici degli interventi sulla colonna
La più temuta è il danno neurologico. Non è frequente è può dipendere da svariati fattori (ad esempio la formazione di un ematoma post-operatorio). L’entità del danno è variabile, a volte solo sensitivo (formicolii), altre volte motorio (paralisi di uno o più muscoli (temporanea o permanente).

Il rapporto rischi/benefici e le aspettative
Al giorno d’oggi, con le adeguate conoscenze tecniche è possibile eseguire interventi chirurgici sulla colonna di incredibile complessità e che solo 20 anni fa erano inimmaginabili. Tuttavia, anche se tecnicamente tutto o, quasi tutto, è possibile, ciò non vuol dire che la chirurgia sia sempre la soluzione adeguata o quella migliore. Nessuno si sognerebbe mai di cercare un chirurgo per curare una polmonite o una gastroenterite. Per il mal di schiena la verità sta nel mezzo o, meglio, la maggior parte dei mal di schiena non necessita di un intervento chirurgico. E’ tuttavia comune che un paziente, esasperato da molti tentativi vani di risolvere il problema cerchi disperatamente un chirurgo che risolva il problema “una volta per tutte”. Ricordate che la stessa patologia (ad esempio un’ernia del disco) può causare dolori violenti in un paziente ed essere completamente asintomatica in un altro. Se preferite due pazienti con lastre simili possono avere problematiche completamente diverse. L’abilità e la grandezza del chirurgo stanno nel capire se quel problema può essere risolto o meno con un intervento, e fa questo studiando le radiografie del paziente, visitandolo e ascoltandolo. Non si può decidere se un paziente è da operare guardando una risonanza magnetica.